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	<title>Liberi di scegliere</title>
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	<description>Liberi di scegliere - IAMME - Nocap &#124; Rete per la terra &#124; Megamark</description>
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	<title>Liberi di scegliere</title>
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		<title>NO CAP seleziona 50 braccianti extracomunitari da inserire nella filiera bio-etica contro il caporalato IAMME</title>
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		<dc:creator><![CDATA[I Monelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jul 2021 09:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[caporalato]]></category>
		<category><![CDATA[filiera etica]]></category>
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					<description><![CDATA[È iniziata la selezione di 50 braccianti extracomunitari provenienti dai diversi ghetti della Capitanata che verranno assunti dall’azienda agricola Prima Bio, con regolare contratto di lavoro stagionale, nella raccolta dei pomodori per la campagna 2021/2022. L’iniziativa è inserita nell’ambito dell’intesa, avviata nel 2019, tra il Gruppo Megamark di Trani, leader della distribuzione moderna nel Mezzogiorno...]]></description>
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<p>È iniziata la selezione di 50 braccianti extracomunitari provenienti dai diversi ghetti della Capitanata che verranno assunti dall’azienda agricola Prima Bio, con regolare contratto di lavoro stagionale, nella raccolta dei pomodori per la campagna 2021/2022.</p>
<p>L’iniziativa è inserita nell’ambito dell’intesa, avviata nel 2019, tra il <strong>Gruppo Megamark</strong> di Trani, leader della distribuzione moderna nel Mezzogiorno con oltre 500 supermercati) e l’associazione internazionale anticaporalato <strong>NO CAP</strong> (impegnata nel promuovere e valorizzare le aziende agricole che rispettano la legalità e i diritti dei lavoratori) che hanno dato vita alla prima filiera bio-etica contro il caporalato.</p>
<p>Oltre al regolare contratto di lavoro – che prevede 6,5 ore di lavoro e una paga giornaliera di 70 euro lordo (contro le 10 ore lavorative imposte dai caporali per una paga di 30 euro, oltre al costo del trasporto su mezzi pericolosi) &#8211; i cinquanta braccianti potranno alloggiare nel Villaggio Don Bosco gestito dalla Comunità Emmaus e raggiungere i campi di pomodori nel Gargano con un mezzo di trasporto messo gratuitamente a loro disposizione.</p>
<p>Il raccolto sarà poi trasformato dall’azienda Prima Bio di Rignano Garganico in passate di pomodoro biologico con marchio di qualità etico “IAMME’ e distribuite nei supermercati del Gruppo Megamark a insegna A&amp;O, Dok, Famila, Iperfamila e Sole365 presenti nel Mezzogiorno.</p>
<p>In questo periodo caratterizzato da temperature particolarmente elevate, l’associazione internazionale <strong>NO CAP </strong>sta distribuendo ai lavoratori impegnati nei campi della sua rete di aziende in Puglia, Basilicata, Sicilia, Calabria e Campania 500 borracce termiche donate dalla Fondazione Megamark per mantenere l’acqua fresca.</p>
<p><em>«</em><em>Lo sfruttamento lavorativo</em> – dichiara <strong>Yvan Sagnet</strong>, presidente dell’associazione NOCAP – <em>è agevolato dalla condizione di disagio e vulnerabilità del lavoratore, spesso, ma non esclusivamente, migrante o preveniente da contesti difficili. Non solo le associazioni, il mondo istituzionale e quello imprenditoriale possono fare qualcosa per contrastare questo fenomeno ma anche i cittadini possono fare la loro parte scegliendo di comprare prodotti etici e permettendo quindi a modelli virtuosi come questo di crescere nel tempo</em><em>».</em></p>
<p>. <em>«“</em><em>IAMME”</em> – spiega <strong>Francesco Pomarico</strong>, direttore operativo del Gruppo Megamark –<em> è il nostro contributo per una società migliore in cui chi lavora nel settore agroalimentare, impresa o bracciante di qualsiasi razza o provenienza, deve farlo nel solco delle leggi. Anche il consumatore ha tra le mani un’arma potentissima per combattere la piaga del caporalato: informato su cosa porta in tavola, può scegliere consapevolmente cosa mettere nel carrello</em><em>»</em><em>.</em></p>
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		<title>Nei freschi Iamme arrivano carote, fagiolini e zucchine bio.</title>
		<link>https://liberidiscegliere.eu/nei-freschi-iamme-arrivano-carote-fagiolini-e-zucchine-bio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[I Monelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 May 2021 11:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[bio]]></category>
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					<description><![CDATA[Fagiolini, carote e zucchine bio Iamme NoCap: sceglierli significa sostenere l&#8217;etica del lavoro e il rispetto dell&#8217;ambiente. Da oggi li trovi nei punti vendita Supermercati DOK, Famila Sud Italia, A&#38;O e Sole365 di Puglia, Campania, Basilicata, Molise e Calabria.]]></description>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="12uvf-0-0"><span data-offset-key="12uvf-0-0">Fagiolini, carote e zucchine bio Iamme </span><span class="_247o" data-offset-key="12uvf-1-0"><span data-offset-key="12uvf-1-0">NoCap</span></span><span data-offset-key="12uvf-2-0">: sceglierli significa sostenere l&#8217;etica del lavoro e il rispetto dell&#8217;ambiente.</span></div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="bfohq-0-0"><span data-offset-key="bfohq-0-0">Da oggi li trovi nei punti vendita </span><span class="_247o" data-offset-key="bfohq-1-0"><span data-offset-key="bfohq-1-0">Supermercati DOK</span></span><span data-offset-key="bfohq-2-0">, </span><span class="_247o" data-offset-key="bfohq-3-0"><span data-offset-key="bfohq-3-0">Famila Sud Italia</span></span><span data-offset-key="bfohq-4-0">, A&amp;O e </span><span class="_247o" data-offset-key="bfohq-5-0"><span data-offset-key="bfohq-5-0">Sole365</span></span><span data-offset-key="bfohq-6-0"> di Puglia, Campania, Basilicata, Molise e Calabria.</span><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-996" src="https://liberidiscegliere.eu/wp-content/uploads/2021/05/0981cf48-684b-4b23-bda0-8c785a25bb6a-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" srcset="https://liberidiscegliere.eu/wp-content/uploads/2021/05/0981cf48-684b-4b23-bda0-8c785a25bb6a-210x300.jpg 210w, https://liberidiscegliere.eu/wp-content/uploads/2021/05/0981cf48-684b-4b23-bda0-8c785a25bb6a-718x1024.jpg 718w, https://liberidiscegliere.eu/wp-content/uploads/2021/05/0981cf48-684b-4b23-bda0-8c785a25bb6a.jpg 1080w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-997" src="https://liberidiscegliere.eu/wp-content/uploads/2021/05/7bbd280f-bcd4-4447-a913-5dcc86a3bf4a-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" srcset="https://liberidiscegliere.eu/wp-content/uploads/2021/05/7bbd280f-bcd4-4447-a913-5dcc86a3bf4a-213x300.jpg 213w, https://liberidiscegliere.eu/wp-content/uploads/2021/05/7bbd280f-bcd4-4447-a913-5dcc86a3bf4a-728x1024.jpg 728w, https://liberidiscegliere.eu/wp-content/uploads/2021/05/7bbd280f-bcd4-4447-a913-5dcc86a3bf4a.jpg 970w" sizes="auto, (max-width: 213px) 100vw, 213px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-998" src="https://liberidiscegliere.eu/wp-content/uploads/2021/05/8a2c2b6d-5f0f-4fcf-bc47-211fa97b666d-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" srcset="https://liberidiscegliere.eu/wp-content/uploads/2021/05/8a2c2b6d-5f0f-4fcf-bc47-211fa97b666d-212x300.jpg 212w, https://liberidiscegliere.eu/wp-content/uploads/2021/05/8a2c2b6d-5f0f-4fcf-bc47-211fa97b666d-724x1024.jpg 724w, https://liberidiscegliere.eu/wp-content/uploads/2021/05/8a2c2b6d-5f0f-4fcf-bc47-211fa97b666d.jpg 974w" sizes="auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px" /></div>
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		<item>
		<title>Iamme sullo shop online di &#8220;Numeri Primi&#8221;</title>
		<link>https://liberidiscegliere.eu/iamme-sullo-shop-online-di-numeri-primi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[I Monelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Feb 2021 08:25:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[iamme]]></category>
		<category><![CDATA[numeri primi]]></category>
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					<description><![CDATA[Da oggi puoi acquistare in tutta Italia la passata, le salse e i pelati Iamme sullo shop online  di Numeri Primi Srl  Disponibili nella sezione ‘Conserve – sughi’ bit.ly/2MwLdPH I prodotti Iamme sono garantiti dal Bollino Etico NoCap, rilasciato alle imprese agricole e di trasformazione che rispettano i diritti dei lavoratori. Fai una scelta etica per...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q">
<div dir="auto">Da oggi puoi acquistare in tutta Italia la passata, le salse e i pelati Iamme sullo shop online  di Numeri Primi Srl</div>
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<div dir="auto"> Disponibili nella sezione ‘Conserve – sughi’ <a class="oajrlxb2 g5ia77u1 qu0x051f esr5mh6w e9989ue4 r7d6kgcz rq0escxv nhd2j8a9 nc684nl6 p7hjln8o kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x jb3vyjys rz4wbd8a qt6c0cv9 a8nywdso i1ao9s8h esuyzwwr f1sip0of lzcic4wl py34i1dx gpro0wi8" role="link" href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fbit.ly%2F2MwLdPH%3Ffbclid%3DIwAR0zTYakFPGqP-MkNlHryrzZHtGx2_rMfSQv7LDDsJbssXMyIQv3Qiy9CIo&amp;h=AT2PjzkArzfrNISGIEtvAoCa8GrK3pfrQ_gIpXlKXabjU42WrV_kDw10pp7POaBES4mf6j_pJmy_lCr_jhEmVf9_uruShO80FL50E0pq46u1mIAifNoBaIjkfVDarsnjUnOr&amp;__tn__=-UK-R&amp;c[0]=AT2cZmVWZsbGwIGoPtba8rPvG2u7lMO7_JrsDDI9qescVzdfegqy8DWyLUEREqNISImuLIykFzgwlyGvkjI_YpK3KuPTyxrATYlELaaJsUOLZoDR24XhvlHM2nl1LmRmetsl2cfyLJ1Q8UszdTkEfMCIl8pc2GvXj6y2pB32CJdbuKfUVWAkIctGrxZBOnOXStxamNEAlIkYJLZnZw" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">bit.ly/2MwLdPH</a></div>
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<div dir="auto">I prodotti Iamme sono garantiti dal Bollino Etico NoCap, rilasciato alle imprese agricole e di trasformazione che rispettano i diritti dei lavoratori.</div>
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<div dir="auto">Fai una scelta etica per contribuire alla libertà di tanti lavoratori che hanno conosciuto la schiavitù del caporalato.</div>
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		<item>
		<title>Anima verde</title>
		<link>https://liberidiscegliere.eu/954-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Viviana Guarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2020 15:27:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie dal cuore]]></category>
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					<description><![CDATA[di Viviana Guarini Avrò avuto all&#8217;incirca 9 anni. Il sole era alto nel cielo più azzurro del solito, nell&#8217;aria spingeva forte l&#8217;odore della primavera. Avevo terminato i compiti per la maestra Anna, più in fretta degli altri giorni, ed ero scesa giù in cortile per giocare. Al raduno c&#8217;erano, come ogni pomeriggio, proprio tutti. Luigi,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Viviana Guarini</strong></p>
<p>Avrò avuto all&#8217;incirca 9 anni.</p>
<p>Il sole era alto nel cielo più azzurro del solito, nell&#8217;aria spingeva forte l&#8217;odore della primavera.</p>
<p>Avevo terminato i compiti per la maestra Anna, più in fretta degli altri giorni, ed ero scesa giù in cortile per giocare. Al raduno c&#8217;erano, come ogni pomeriggio, proprio tutti. Luigi, che da grande voleva fare il meccanico, Francesca che da grande voleva fare la dottoressa, Marta che da grande voleva fare la ballerina e io, che volevo soltanto giocare. E che dicevo, da grande, di voler far tutto.</p>
<p>Era bello il mio cortile, con quegli alberi secolari e le radici ben piantate nell&#8217;asfalto. Erano profonde. E io le guardavo, e me ne innamoravo, e mi dicevo che dovevano essere proprio forti per resistere alla durezza di quel manto duro e presuntuoso.</p>
<p>Le avevano piantate nell&#8217;asfalto e le vedevo crescere, giorno dopo giorno. Sul solco che formavano per terra, ci inventavamo i giochi. Un gesso per disegnare la campana, la linea immaginaria di una rete di pallavolo, la corsa ad ostacoli. La strega che comandava i colori ma non i nostri spiriti già ribelli.</p>
<p>Lo ricordo bene quel giorno, mi soffermai ad accarezzarne una di quelle radici. Non potevo sentirne il profumo perché erano sotterrate sotto quel manto, non potevo sentirne la durezza alternata alla morbidezza del terreno quando è bagnato. Ma ne percepivo l&#8217;essenza. Erano forti loro, erano grandi, e sopportavano le automobili, e i motori, e le biciclette che ogni giorno le calpestavano.</p>
<p>La loro era una missione. Non avevano tempo da perdere in chiacchiere o lamentele. Non potevano stare lì a dire: &#8211; <em>Ehi tu, stai attento, che qui sotto abbiamo da fare.</em></p>
<p>Loro erano. Silenziose, umili, resistenti. Non gli importava di essere ignorate, derise, umiliate, perché sopra di loro si illuminava la loro Anima. Verde, bella, fragile.</p>
<p>Era l&#8217;Anima che creava i giochi di ombre, sotto le quali le auto trovavano un posto al fresco. E sotto le quali noi, bambini sognatori, ci riposavamo dopo aver corso per le nostre olimpiadi senza medaglia.</p>
<p>Guardava sempre verso l&#8217;alto quell&#8217;Anima Verde, e neanche lei se la cavava molto bene. Alle primavere, si alternavano gli autunni e poi gli inverni, e la vedevo combattere contro impavidi venti e violente piogge. Era un duello invisibile, per piegarsi ma non spezzarsi. L&#8217;ho vista sempre vincere, quell&#8217;Anima Verde.</p>
<p>Sono cresciuta così, osservando dalla finestra della mia cameretta, quelle lotte senza tempo, con le radici che di nascosto facevano il tifo e urlavano a gran voce : &#8211; <em>Non mollare, anima bella, ci siamo qui noi</em>.</p>
<p>Sono passati i giorni, poi i mesi, poi gli anni. E quella bambina ribelle è diventata grande. Ho dovuto caricare nella valigia i sogni, il coraggio e la speranza e prendere un treno alla ricerca del mio futuro. Non sapevo ancora cosa sarei diventata da grande, e se vogliamo dirla tutta, non lo so ancora.</p>
<p>Ma portavo con me il ricordo di quelle battaglie silenziose, che per anni avevo osservato e raccontato nei miei diari. Quando ero lontana da casa, era il ricordo che mi faceva sentire a casa. Quando ci tornavo, il primo che accarezzavo.</p>
<p>E sono passati altri giorni, che sono diventati mesi, che sono diventati anni.</p>
<p>Poi, una mattina, sono tornata. Alla soglia del cancello, con le valige in mano, e la voglia di fare pace con le mie radici, quelle da cui ero scappata, per non sentire il dolore di un destino che a volte sembra ineluttabile.</p>
<p>Ero tornata, per ricostruirmi nella mia terra, per darle voce, speranza, coraggio, per dirle che non l&#8217;avrei più abbandonata.</p>
<p>Ma quella mattina, era troppo tardi. Loro non c&#8217;erano più.</p>
<p>Avevano prima tagliato Anima Verde e poi i suoi arbusti. Io, che ho sempre giocato con le parole, le avevo smarrite.</p>
<p>Mi spiegarono, con un tono di voce che sembrava rassicurante, che avevano dovuto farlo. Perché le radici stavano spaccando l&#8217;asfalto.</p>
<p>Il cortile era vuoto, non faceva più rumore. Non c&#8217;era più l&#8217;ombra, non c&#8217;erano più le battaglie silenziose, e i salti, e la strega comanda colori, e le olimpiadi senza medaglia. Anima Verde era volata via.</p>
<p>Ma loro sono rimaste. Nascoste, sotto l&#8217;asfalto, ci sono ancora. Le radici che accarezzavo, senza poterle vedere. E le calpesto ancora.</p>
<p>Le ho accarezzate di nuovo, ma non avevano più nulla per cui lottare, ho pensato, adesso che Anima Verde era andata via.</p>
<p>Dalla finestra solo ricordi, e loro lì, inermi, dal grido soffocato.</p>
<p>A che serve lottare se poi Anima Verde vola via. Pensai.</p>
<p>Non avevo capito che quella sarebbe stata la lezione più importante della mia vita. Si lotta, ci si piega, e a volte ci si spezza. Si vincono delle battaglie, e alcune, si perdono. Per sempre.</p>
<p>Si raggiungono le vette più alte, si può sentire la brezza del vento, il dolore della pioggia, il sorriso del sole, ma poi il destino vira all&#8217;improvviso.</p>
<p>E Anima Verde può volare via. Ma le radici, quelle che restano comunque, al di là di ogni destino, nessuno può estirparle. Sono più forti di ogni occasione perduta, di ogni violenza subita, di ogni sogno spezzato.</p>
<p>Sono dentro di noi a ricordarci che ciò che abbiamo dato resta per sempre nelle pagine della nostra storia, a ricordarci chi siamo.</p>
<p>Le accarezzo ancora oggi e mi sembrano più forti di prima. Perché Anima Verde è volata via ma è rimasta nell&#8217;essenza e nel profumo di queste parole che spero le diano sollievo, ovunque adesso essa sia.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>NON SMETTERE DI SOGNARE</title>
		<link>https://liberidiscegliere.eu/non-smettere-di-sognare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Viviana Guarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 16:02:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie dal cuore]]></category>
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					<description><![CDATA[di Viviana Guarini C’era una volta un paesino sperduto del Sud Italia. Uno di quelli che contano meno di mille abitanti, un market e una ricevitoria. Maria era solita prendere l’autobus ogni mattina, alle 07.30, per raggiungere il suo posto di lavoro. Lo studio di un noto avvocato di città dove lei, da ormai quattro...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Viviana Guarini</strong></p>
<p>C’era una volta un paesino sperduto del Sud Italia. Uno di quelli che contano meno di mille abitanti, un market e una ricevitoria.</p>
<p>Maria era solita prendere l’autobus ogni mattina, alle 07.30, per raggiungere il suo posto di lavoro. Lo studio di un noto avvocato di città dove lei, da ormai quattro anni, prestava servizio come segretaria.</p>
<p>Quella di Maria non era una vita pretenziosa. Puntava la sveglia ogni mattina alle 06.00. Si alzava dal letto trascinandosi in cucina, preparava una moka di caffè, si sedeva all’enorme tavolo bianco disposto nel salotto e, guardando con occhi spenti fuori dalla finestra, inzuppava i suoi biscotti al cioccolato nel tazzone di latte macchiato.</p>
<p>Poi si vestiva, senza troppa attenzione, metteva un filo di matita sugli occhi per cancellare un po’ le sembianze della ragazza di periferia, e passeggiava sino alla fermata del bus.</p>
<p>Prestava servizio presso lo studio sino alle ore 17.00. Ogni giorno, per pranzo, si recava nel piccolo giardino interno di quell’enorme palazzo, per consumare un panino con le verdure grigliate o con la frittata.</p>
<p>Terminato il turno di lavoro, riprendeva l’autobus alle 17.20. Arrivava a casa alle 18.00, giusto in tempo per una bella doccia calda, le pulizie, il pigiama, una cena scarna, un film in tv e poi di nuovo a letto, non prima di aver puntato la sveglia alle 06.00</p>
<p>Maria era una ragazza sveglia. Da bambina la chiamavano “l’enfant prodige”.</p>
<p>“Farai grandi cose” le ripeteva la maestra alle scuole elementari. Era stata una bambina di talento, piena di passione, entusiasmo e tanti sogni.</p>
<p>Di quella bambina, però, oggi lei non ne riusciva a vedere più traccia. I giorni si consumavano come neve al sole. Si era accontentata di un lavoro che le portava via l’intera giornata per uno stipendio di 1000 euro al mese con cui riusciva a malapena a pagare l’affitto, le bollette, fare la spesa e qualche regalino ai nipotini per i compleanni e per il Natale.</p>
<p>Non un tuffo al cuore. Non più un’emozione. Non più un’ambizione.</p>
<p>Una mattina Maria si svegliò come ogni altra mattina, si recò in bagno, si guardò allo specchio e scoppiò in lacrime.</p>
<p>Quel giorno non andó a lavoro. Decise che si sarebbe presa un giorno di ferie. Così raggiunse la fermata del bus ma non si fermò, come sempre, all’angolo di Via Manzoni. Proseguì per circa dieci fermate e scese al parco due Giugno.</p>
<p>Con sé portava un taccuino e una penna. Non sapeva bene come avrebbe trascorso la mattinata ma sentiva di aver bisogno di qualcosa di nuovo.</p>
<p>Entrò nel parco, non prima di aver preso un enorme tazza di caffè al bar antistante.</p>
<p>Si sedette sul prato, prese il suo taccuino e scrisse la prima cosa che le venne in mente: “Tu hai il diritto di sognare, ancora”.</p>
<p>Maria, sin da bambina, aveva sognato di diventare una scrittrice.</p>
<p>“<em>Con i libri non ci mangi</em>” le avevano spesso ripetuto le persone che la amavano. E così aveva finito per credere che rinunciare al suo più grande sogno fosse davvero la strada giusta.</p>
<p>Quella mattina, affamata di emozioni, buttò giù ben trenta pagine di parole. Connesse o sconnesse, a lei non interessava. Scrivere la fece sentire viva, ancora.</p>
<p>D’improvviso si accorse che era giunto quasi il crepuscolo. Era stata ore, immobile, senza neanche avvertire lo stimolo della fame, a scrivere su quel taccuino.</p>
<p>Guardò l’orologio: erano le 17.00.</p>
<p>Si alzò di fretta e furia per non perdere l’autobus che l’avrebbe ricondotta a casa.</p>
<p>Seduta su quel bus, mentre guardava fuori dal finestrino, pensò a quanto le era mancato sentire quelle vibrazioni nel cuore. Per un istante credette che davvero avrebbe potuto mollare tutto per seguire il suo sogno più grande. Poi, però, quella vocina assillante ritornò a bombardarle la testa: “<em>Ma dove credi di andare? Con i libri non ci mangi. Non essere sciocc</em>a!”</p>
<p>E così abbassò lo sguardo in segno di resa.</p>
<p>Giunta a casa, mentre disfava la borsa, si accorse di aver smarrito il suo taccuino. Proprio quello su cui aveva trascorso l’intera giornata.</p>
<p>Scoppiò nuovamente in un pianto che sembrò non avere mai fine.</p>
<p>“<em>Questo è un segno del destino. Così la smetto di credere di essere ancora una bambina con il diritto di sognare</em>”.</p>
<p>Senza neanche cenare si fece una doccia e si mise a letto.</p>
<p>La mattina successiva, mentre si recava come sempre alla solita fermata del bus che l’avrebbe condotta a quell’ormai odiatissimo lavoro, squillò il cellulare.</p>
<p>Pensò che fosse il suo capo che volesse rimproverarla per il ritardo. Lei non era mai in ritardo, ma aveva continuamente timore di sbagliare qualcosa. Così, prima di prendere il telefonino dalla borsa, guardò l’orologio per assicurarsi di non essersi confusa di un’ora. Maria era in perfetto orario.</p>
<p>Un po’ più tranquilla prese il telefonino in mano. Numero sconosciuto.</p>
<p>&lt;&lt; Pronto, con chi parlo?&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt; Salve. Parlo con la Signora Maria delle Chiari? &gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt; Sì, sono io. Lei invece è? &gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt; Buongiorno Maria, sono il signor Cristoforo. Ho ritrovato ieri un taccuino nel parco, che credo essere di sua proprietà. Vi era segnato un numero di telefono e ho quindi sperato che fosse della sua proprietaria &gt;&gt;.</p>
<p>Maria ebbe un sussulto di gioia nel cuore.</p>
<p>&lt;&lt; Sì, è il mio! Non so come ringraziarla, lo avevo ormai dato per perduto &gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt; Capita Spesso Maria, di dare perduto ciò che smettiamo di cercare &gt;&gt;.</p>
<p>Maria sospirò.</p>
<p>&lt;&lt; Ascolti Maria, io purtroppo sono in partenza per Roma. Riesce a raggiungermi al parco in trenta minuti? Così le rendo il taccuino&gt;&gt;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Maria restò qualche secondo in silenzio. Andare a recuperare il taccuino le sarebbe costato un mega rimprovero dal suo capo e forse anche una decurtazione dallo stipendio.</p>
<p>Per una volta, però, decise di fare di testa sua senza badare alla paura e di seguire semplicemente il cuore. Quel taccuino era importante per lei e non avrebbe permesso ad un rimprovero di perderlo per sempre.</p>
<p>&lt;&lt;Certo Sig. Cristoforo, la raggiungo in venti minuti &gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt; Perfetto. La attendo all’entrata. Non avrà difficoltà nel riconoscermi. Indosso un impermeabile nero ed un cappello &gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt; A tra poco&gt;&gt;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Maria non era più nella pelle. L’idea di recuperare quelle pagine scritte con tutto il cuore dopo anni in cui aveva smesso di credere nel potere delle sue parole e nella loro magnifica forza salvifica, la faceva sentire piena di gioia.</p>
<p>Scese dal bus alla fermata del parco e iniziò a camminare a passo veloce verso l’entrata.</p>
<p>Riconobbe subito il Sig. Cristoforo.</p>
<p>&lt;&lt;Salve, lei deve essere Maria&gt;&gt;, le porse la mano con un sorriso sornione.</p>
<p>&lt;&lt; Cosa fa nella vita, Maria? &gt;&gt; proseguì lo sconosciuto.</p>
<p>Maria era imbarazzata e non sapeva perché quel signore si fosse presentato con una domanda così invadente. Esitò qualche istante poi proseguì.</p>
<p>&lt;&lt; Faccio la segretaria presso uno studio di avvocati&gt;&gt; e quasi imbarazzata, come se stesse tradendo la sua vera anima, abbassò la testa.</p>
<p>&lt;&lt; Non mi è solito trovare taccuini abbandonati nei parchi. Qualcuno però, molto più saggio di me, chiamava le coincidenze “Sincronicità”. Nulla capita per caso, se sappiamo affidarci ai segnali. Ieri sera, dopo aver raccolto il suo taccuino, non ho potuto fare a meno di iniziare a leggere, mosso dalla mia incurabile curiosità &gt;&gt;.</p>
<p>Maria aveva adesso le guance totalmente in fiamme.</p>
<p>&lt;&lt; Ma, ma veramente io…&gt;&gt; riuscì a malapena a balbettare.</p>
<p>&lt;&lt;Io credo che lei abbia un talento innato per la scrittura. Le sue parole sanno scavare l’anima, la pelle e le ossa. Mi creda, ho visto passare davanti ai miei occhi, negli anni, migliaia e migliaia di manoscritti e credo che mi sia capitato forse solo una volta di provare le vibrazioni che ho provato leggendo le sue pagine &gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt; Ha letto così tanti libri? Deve essere un appassionato allora &gt;&gt; rispose intimidita Maria.</p>
<p>&lt;&lt; Non solo. Sono anche il fondatore di una delle case editrici più affermate nel mondo. Sa’, avevo la sua età quando decisi di mollare il noioso lavoro nell’azienda di mio padre e partire da un sottoscala fon un&#8217;idea tutta mia. Oggi, alla mia veneranda età, ho visto passare dalle mie mani piccoli gioielli divenuti tesori che faranno parlare di sé per i secoli avvenire.</p>
<p>Ecco non voglio girarci molto intorno, anche perché a breve partirà il mio aereo. Vorrei proporle un contratto di pubblicazione con la mia casa editrice &gt;&gt;.</p>
<p>Maria non riusciva a crederci. Gli occhi non riuscirono a trattenere l’emozione.</p>
<p>Così con un sorriso che non ricordava prendere forma così bene sul suo volto da forse vent’anni, rispose con un enorme e urlato &lt;&lt; Sì, lo voglio&gt;&gt;.</p>
<p>Scoppiarono a ridere entrambe e si diedero la mano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Cinque anni dopo.</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&lt;&lt; E siamo adesso orgogliosi di chiamare sul palco l’autrice che ha venduto oltre un milione di copie, riuscendo ad entrare nelle case dei lettori di tutto il mondo: Maria delle Chiari, per la consegna, per il secondo anno consecutivo, del premio Strega&gt;&gt;.</p>
<p>Maria non si era ancora abituata, nonostante fossero passati ormai anni da quel giorno nel parco, ad essere chiamata “Autrice”. E ogni volta era esattamente come quella prima volta in cui uno sconosciuto aveva creduto in lei. O forse doveva solo ancora convincersi che a volte basta solo far sapere all’universo che siamo sempre dalla parte dei nostri sogni affinché essi possano esaudirsi.</p>
<p>A tutte le Maria nel mondo: abbiate cura di splendere. Sempre. La vita ha soltanto bisogno di sapere che siamo coraggiosi.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il progetto Iamme su &#8220;Presa Diretta&#8221;</title>
		<link>https://liberidiscegliere.eu/il-progetto-iamme-su-presa-diretta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[I Monelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2020 15:46:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[francesco pomarico]]></category>
		<category><![CDATA[iamme]]></category>
		<category><![CDATA[megamark]]></category>
		<category><![CDATA[presa diretta]]></category>
		<category><![CDATA[rai 3]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://liberidiscegliere.eu/?p=928</guid>

					<description><![CDATA[Nel progetto Iamme  produttori e grande distribuzione ci hanno messo l’anima, il cuore e il cervello per garantire un equo profitto e il rispetto dei diritti dei lavoratori. Guarda il servizio di Presa Diretta &#8211; Rai 3 https://www.raiplay.it/video/2020/10/Presa-Diretta&#8212;Il-prezzo-ingiusto-138769ab-8d5b-4523-bf0e-5a9e142bb36c.html]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel progetto Iamme  produttori e grande distribuzione ci hanno messo l’anima, il cuore e il cervello per garantire un equo profitto e il rispetto dei diritti dei lavoratori.</p>
<p>Guarda il servizio di Presa Diretta &#8211; Rai 3</p>
<p><a href="https://www.raiplay.it/video/2020/10/Presa-Diretta---Il-prezzo-ingiusto-138769ab-8d5b-4523-bf0e-5a9e142bb36c.html">https://www.raiplay.it/video/2020/10/Presa-Diretta&#8212;Il-prezzo-ingiusto-138769ab-8d5b-4523-bf0e-5a9e142bb36c.html</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LA STORIA DEL PICCOLO PESCATORE BIONDO</title>
		<link>https://liberidiscegliere.eu/la-storia-del-piccolo-pescatore-biondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Viviana Guarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 16:43:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie dal cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://liberidiscegliere.eu/?p=924</guid>

					<description><![CDATA[di Viviana Guarini C’era una volta. Ogni fiaba che si rispetti incomincia con questo incipit. Io invece voglio raccontarvi una fiaba moderna, di un posto incantato che esiste ancora e che potrete visitare, ogni volta che vorrete. Questa è la storia di Matteo, il piccolo pescatore biondo di San Cataldo, una piccola spiaggetta dalla bellezza...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Viviana Guarini</strong></p>
<p>C’era una volta.<br />
Ogni fiaba che si rispetti incomincia con questo incipit.<br />
Io invece voglio raccontarvi una fiaba moderna, di un posto incantato che esiste ancora e<br />
che potrete visitare, ogni volta che vorrete.<br />
Questa è la storia di Matteo, il piccolo pescatore biondo di San Cataldo, una piccola<br />
spiaggetta dalla bellezza smisurata che si trova nella città di Bari, in uno di quei quartieri<br />
poco frequentati d’inverno e sovraccarichi di turisti d’estate. Una spiaggetta dove l’acqua è<br />
sempre cristallina, dove ci si emoziona al tramonto davanti a colori mozzafiato, dove è<br />
sempre possibile sognare.<br />
Dove il rumore del mare sovrasta quello dei pensieri.<br />
Il mare che toglie e il mare che da, il mare che fluisce, il mare che disinfetta le ferite e<br />
asciuga le lacrime. Il mare coraggioso, il mare che resiste ad ogni scoglio, il mare dolce, il<br />
mare arrabbiato, il mare forte, il mare debole.<br />
Una spiaggetta piena di cocci e pietre dalle forme più strambe ma con una forma<br />
prevalente: quella del cuore.<br />
Chi l’ha frequentata almeno una volta nella vita ha infatti ritrovato una pietra a forma di<br />
cuore. C’è chi giura di aver trovato anche rami, pezzi di vetro o di carta, e persino incisioni<br />
nella sabbia a forma di cuore.<br />
Si narra che quei cuori siano i segnali d’amore inviati dal cielo dal piccolo pescatore<br />
biondo di San Cataldo, protettore della spiaggia.<br />
Matteo era un pescatore bellissimo, dai capelli biondi come quelli degli angeli e due occhi<br />
grandi e chiari, come quelli delle pietre preziose. Amava armarsi di canna da pesca e filo e<br />
trascorrere le calde giornate sul piccolo molo della spiaggea, mentre parlava con i pesci<br />
che poi prontamente liberava nell’acqua dopo averli fatti abboccare. Dava loro una carezza<br />
e gli augurava buon viaggio.<br />
Amava tutti gli esseri viventi, quelli che si libravano nel cielo e quelli che strisciavano in<br />
terra, quelli che scorrazzavano liberi nel mare e quelli che amavano arrampicarsi sulle<br />
querce. Si narra che alcuni pesci facessero a gara per abboccare all’amo del piccolo<br />
pescatore biondo solo per poter godere delle sue carezze, leggere e potentissime, così tanto<br />
da infondere un’energia e una calma che avrebbe aiutato i piccoli pesciolini a sopravvivere<br />
alle tempeste della vita.<br />
Qualcuno giura di aver visto le sue mani brillare ad ogni carezza e alcuni pesci sorridere.<br />
Un giorno, mentre Matteo era intento come tutti i giorni a pescare sulla sua piccola e<br />
preziosa spiaggetta,arrivò un’onda grandissima, tanto alta quanto i palazzi. Lui restò lì a<br />
guardarla da lontano senza batter ciglio. Non poteva scappare, ripeteva a chi da lontano<br />
gli urlava di correre via, perché doveva salvare i suoi amici pesci che disperati gli<br />
chiedevano aiuto. Si era convinto di poterli salvare tutti, uno per uno, mettendoli nei suoi<br />
secchielli. Non le stava neanche ad ascoltare le voci che gli imploravano di fuggire via: lui<br />
aveva una missione e l’avrebbe portata a termine a qualsiasi costo. Solo che, quella volta, il<br />
costo da pagare era davvero troppo grande.<br />
Non ci fu modo di convincerlo perché secondo il piccolo pescatore biondo di San Cataldo<br />
la vita dei suoi amici pesci era importante tanto quanto la sua e non avrebbe mai potuto<br />
abbandonarli al loro destino.<br />
L’onda si fece sempre più vicina ma Matteo si mostrava impassibile: non si può aver paura<br />
quando si è certi di essere venuti al mondo per un motivo ben preciso. E il suo era essere il<br />
protettore di quella magica spiaggetta e di tutti gli essere viventi che la popolavano.<br />
L’onda era ormai quasi a riva e Matteo la guardò a petto aperto, così come si guarda la<br />
vita. Senza remore, senza fare neanche un passo indietro, mentre teneva per le pinne i suoi<br />
amici invertebrati. L’onda lo travolse senza pietà, senza indugio, senza attese davanti allo<br />
sguardo sbigottito di tutto il quartiere, che già piangeva le lacrime amare di chi sa che<br />
avrebbe perso una stella.<br />
Tutti ignoravano, però, che nessuno può spegnere le vere stelle e che lui, l’orsa polare di<br />
quella spiaggia, avrebbe continuato a condurre la sua missione anche lontano dagli occhi<br />
di tutti.<br />
Da quel giorno chiunque per caso capiti su quella spiaggia in cerca di risposte, in balia del<br />
dolore o bisognoso di un abbraccio, ritrova sempre un oggetto a forma di cuore. Quello,<br />
ancora oggi, è il modo con cui il piccolo pescatore biondo protegge i suoi amici, facendosi<br />
sentire forte con un brivido sulla pelle o una dolce lacrima dagli occhi. Questa, badate<br />
bene, è molto più di una favola moderna. Questa è la storia dell’angelo più bello della<br />
terra: si chiama amore.<br />
Quell’amore capace di eliminare ogni barriera, di scavalcare ogni muro, di vincere ogni<br />
limite. Quell’amore che guida uomini e donne ordinari, che diventano straordinari, a<br />
lottare per il prossimo, per i suoi diritti, per la sua salvezza, per la sua felicità.<br />
L’amore spesso assume sembianze non facilmente riconoscibili, ma trova sempre il modo<br />
di giungere a noi e di tenderci una mano. L’amore ha il sapore della resilienza, ha gli occhi<br />
della speranza, ha i capelli che profumano di cocco, ha le mani soffici di lana.<br />
L’amore ha il colore degli occhi del piccolo pescatore biondo di San Cataldo che voleva<br />
salvare il mondo e, alla fine, lo ha salvato per davvero.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sformatino di riso al pomodoro con burrata e polvere di olive</title>
		<link>https://liberidiscegliere.eu/sformatino-di-riso-al-pomodoro-con-burrata-e-polvere-di-olive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[I Monelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2020 15:17:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie dalla tavola ricette]]></category>
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					<description><![CDATA[di Tiziana Ricciardi – Deliziosa virtù Ho trascorso diversi anni fuori casa ai tempi dell’università, un periodo davvero molto bello che ricordo con piacere. Spesso si aveva poco tempo per cucinare quindi si optava per pranzi veloci però ogni tanto ci si concedeva un piatto che richiedeva più tempo. Sono sempre stata una sostenitrice della...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>di Tiziana Ricciardi – Deliziosa virtù</em></strong></p>
<p>Ho trascorso diversi anni fuori casa ai tempi dell’università, un periodo davvero molto bello che ricordo con piacere. Spesso si aveva poco tempo per cucinare quindi si optava per pranzi veloci però ogni tanto ci si concedeva un piatto che richiedeva più tempo. Sono sempre stata una sostenitrice della sana cucina inoltre ho sempre amato i risotti, così ogni tanto preparavamo il risotto al pomodoro, un risotto semplice ma molto gustoso. Oggi vi propongo una rivisitazione, uno sformatino di riso sempre al pomodoro però servito con della burrata e polvere di olive nere. Davvero delizioso e molto gustoso! Per la salsa ho utilizzato la salsa di datterino bio della “Linea Iamme”. Una linea di prodotti etici coltivati e raccolti nel rispetto dei diritti dei lavoratori per dire Basta al Caporalato che distrugge personalità e vite… Insieme possiamo farcela, tutti abbiamo il diritto di essere liberi, a volte è solo una questione di scelta! Allora acquistiamo più prodotti di qualità made in Italy ed etici Iamme.</p>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone </strong></p>
<p>350 g di riso Carnaroli</p>
<p>200 ml di salsa di datterino bio Iamme + 4 cucchiai per servire</p>
<p>50 g di parmigiano grattugiato</p>
<p>½ bicchiere di vino bianco</p>
<p>½ cipolla bianca</p>
<p>brodo vegetale q.b.</p>
<p>100 g di scamorza fresca</p>
<p>50 g di olive nere</p>
<p>200 g di burrata</p>
<p>burro q.b.</p>
<p>pangrattato q.b.</p>
<p>olio extravergine di oliva</p>
<p>sale</p>
<p><strong>Preparazione:</strong></p>
<p>Per la polvere di olive; denocciolate le olive ed infornatele per due ore a 100° C poi abbassate la temperatura a 50° C e lasciate per circa un&#8217;ora e mezza sino a quando non si saranno disidratate. Lasciate raffreddare e frullatele con un mixer sino ad ottenere una polvere.</p>
<p>In una casseruola fate rosolare la cipolla tritata finemente con un filo d’olio, unite il riso e fatelo tostare mescolando in continuazione. Sfumate con il vino bianco e lasciatelo evaporare. Versate metà del brodo vegetale e la salsa, mescolate in continuazione aggiungendo brodo bollente poco alla volta, aggiustate di sale. Cucinate il riso piuttosto al dente poi spegnete e unite il parmigiano grattugiato. Mescolate fino a quando il formaggio non si sarà sciolto e il riso ben mantecato. Imburrate e cospargete di pangrattato quattro stampini, riempite per metà con il riso, poi mettete al centro un pezzetto di mozzarella e riempite completamente gli stampini col riso restante. Infornate a 180°C per circa 15 minuti. Mettete nel piatto un cucchiaio di salsa e capovolgete lo stampino. Servite con della polvere di olive e burrata.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;IMPREVISTO</title>
		<link>https://liberidiscegliere.eu/limprevisto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Viviana Guarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2020 14:29:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie dal cuore]]></category>
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					<description><![CDATA[di Viviana Guarini A lei non piaceva viaggiare. Non le piacevano le code al casello autostradale. Non le piaceva il traffico. Non le piacevano gli aerei e neanche le navi. I treni, quelli sì forse un po’ le piacevano. Non le piaceva l’idea di dover trascorrere le tante bramate ferie nel caos a tutti i...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Viviana Guarini</strong></p>
<p>A lei non piaceva viaggiare.<br />
Non le piacevano le code al casello autostradale. Non le piaceva il traffico. Non le piacevano gli aerei e neanche le navi. I treni, quelli sì forse un po’ le piacevano.<br />
Non le piaceva l’idea di dover trascorrere le tante bramate ferie nel caos a tutti i costi, sulla musica delle hit estive a ballare sempre e comunque, a fingere la felicità.<br />
Non le piaceva l’idea di allontanarsi troppo da casa, dal suo covo sicuro. Perché a lei piaceva molto, forse troppo, quel covo sicuro.<br />
Agli occhi della gente sembrava strana. «Dovrai superare questa paura prima o poi», le dicevano.<br />
Paura. Aveva forse paura?<br />
Forse.<br />
Eppure in giovanissima età lo aveva girato e rigirato come un calzino quel pazzo mondo.<br />
Ad un certo punto: crack. Qualcosa si era rotto.<br />
Quanto le piaceva da bambina fare le valige. Lo adorava.<br />
Il giorno prima della gita restava sveglia tutta la notte a causa dell’adrenalina.<br />
Anche adesso, se le capitava di dover fare più di 40 chilometri, restava sveglia tutta la notte. A causa dell’ansia però.<br />
L’ansia da prestazione.<br />
“Cosa penseranno gli altri?”, si domandava spesso.<br />
Ma cosa desiderava davvero lei: questo non se lo chiedeva quasi mai.<br />
La paura ci impedisce di fare spesso cose che desidereremmo fare nel profondo,<br />
ma lei non desiderava viaggiare. O almeno di questo si era convinta. Eppure era estroversa, creativa, innamorata del mondo.<br />
E allora perché doveva vincere a tutti i costi questa “strana paura” come amavano chiamarla gli altri.<br />
Perché?<br />
Davvero è così indispensabile visitare l’America?<br />
Non poteva forse trascorrere la sua vita sull’amaca nel suo giardino, leggendo libri e sognando l’amore?<br />
Appena arrivava Luglio ecco che tutte queste domande tornavano a fare capolino, tra le mille scuse inventate davanti ai suoi amici, ad ogni suo rifiuto.<br />
In quel caldo Luglio, però, arrivò un imprevisto.<br />
Lo soprannominò da subito così lei, quel ragazzo dai capelli lunghi e bruni. “L’imprevisto”.<br />
Come quelle carte del gioco del Monopoli che ti costringono a ripartire dal via.<br />
Si chiamava Alessandro. Mamma siciliana e papà di origini greche, aveva la carnagione scura e gli occhi neri ma delicati. Le braccia forti e dei baffi neri e folti.<br />
Lo vide per la prima volta durante una delle sue lunghe passeggiate vista tramonto. Lo incontrò durante un pigro martedì pomeriggio, mentre era assorta tra i pensieri con i suoi fedeli auricolari che trasmettevano la sua canzone preferita.<br />
Lui era seduto su di una panchina, parlava ad alta voce e gesticolava, cercando di far ragionare qualcuno dall’altra parte del telefono.<br />
«Ti ho già spiegato che se non lo assumiamo regolarmente io esco dalla società domani stesso. Non ho alcuna intenzione di far lavorare quel ragazzo, otto ore al giorno a nero soltanto perché tu, a fine anno, vuoi concederti una vacanza in più».<br />
Francesca rimase stupita da quelle parole che aveva udito con la coda dell’orecchio, mentre passeggiava proprio davanti a quella panchina. Si fermò poco più avanti, a distanza di sicurezza: non troppo vicina per non risultare invadente, né troppo lontana, affinché potesse continuare ad origliare quella conversazione che aveva attirato la sua attenzione. «Ismael ha già dovuto pagare cara la sua vita, è un ragazzo in gamba con tanta voglia di mettersi in gioco. Non deve supplicare di essere regolarizzato: è un suo diritto. Hai 24 ore per pensarci, dopo di che avvierò la procedura per lasciare le azioni della società».<br />
Francesca, seduta di spalle sul muretto che si affacciava sul tramonto più bello di Bari, aveva abbassato totalmente la musica, attirata com’era da quella conversazione e da quel ragazzo.<br />
Ad un certo punto si sentì toccare una spalla. «Scusami, hai un accendino per favore?».<br />
I loro sguardi si incrociarono per un tempo che gli sembrò infinito. «Sì, certo, un attimo lo cerco nella borsa». «Ah, la fatidica borsa delle donne. Mi metto comodo allora, potrebbero volerci delle ore».<br />
Scoppiarono a ridere, mentre il ragazzo dagli occhi neri pece si sedette accanto a lei. «Piacere, mi chiamo Alessandro». «Piacere mio, Francesca».<br />
Si strinsero la mano, mentre con l’altra Francesca continuava a frugare, senza successo, nella sua borsa alla ricerca dell’accendino.<br />
«Abiti in questo quartiere?» le domandò Alessandro. «Sì, da circa un anno e ne sono totalmente innamorata. Questo è un quartiere magico e soprattutto ha il tramonto più bello del mondo. Tu? Non ti ho mai visto in giro prima di oggi». «In realtà oggi è il mio primo giorno da residente qui. Ho terminato questa notte il trasloco. Ho preso in affitto un bilocale in via Tripoli». «Ma dai? A 200 metri da casa mia!» e le sue guance andarono a fuoco. «Spero che in casa tua tu abbia gli accendini legati a qualche corda, altrimenti suppongo tu possa arrivare ad impiegarci anche due giorni per trovarne uno».<br />
Scoppiarono nuovamente a ridere, mentre il cuore di Francesca era ormai totalmente fuori controllo. «Ti va un gelato?» domandò improvvisamente Alessandro.<br />
Francesca rimase in silenzio per qualche secondo. Non era più abituata alla spontaneità e agli uomini che avevano il coraggio di osare. Era piuttosto ormai abituata a quelli che si nascondevano dietro la tastiera di un social network per invitarla a bere qualcosa assieme. Non era più abituata al cuore che batte senza comprenderne bene il perché. Fuori tempo, fuori posto, fuori controllo.<br />
«Sì, certo» si limitò a rispondere.<br />
Trascorsero la serata insieme, dal gelato erano poi passati all’aperitivo e poi alla pizza con birra consumati, come adolescenti, su quello stesso muretto su cui si erano conosciuti. Parlarono di tutto, come se si conoscessero da sempre.<br />
Alessandro gli raccontò del suo lavoro. Era un imprenditore agricolo e da qualche tempo si stava occupando della lotta al caporalato. Una lotta, che prima di tutto, portava avanti con gli stessi soci della sua società.<br />
«Sai quando il male diventa un vizio quotidiano, alcuni smettono di accorgersi della sua gravità. Io, però, non cedo al compromesso. Sono disposto a perdere tutto, anche la mia impresa in cui ho investito tanto, se i diritti di ogni singola persona che collabora con noi non vengono rispettati. Purtroppo in questo pazzo mondo ci hanno educato che alcune vite possano valere di meno. Questo non è vero, mai».<br />
Dopo quelle parole, Francesca, senza chiedere il permesso, senza neanche chiedersi se fosse giusto, senza neanche sapere se Alessandro avesse il cuore libero oppure no, lo baciò. Di fretta, come se non ci fosse tempo. Come se fosse urgente. E lo era.<br />
Si baciarono per dei minuti che sembrarono infiniti, come due ragazzini al loro primo bacio. «A cosa devo questo onore?» chiese Alessandro dopo quel bacio interminabile. «Ho un debole spassionato per i ribelli, per chi onora la vita e lo fa ogni giorno, per chi prende per mano gli ultimi» e sorrisero, e si baciarono, di nuovo.<br />
«Ti va di partire in Grecia con me questa notte?».<br />
Le domandò Alessandro.<br />
Francesca restò sorpresa. Presto, però, la sua sorpresa si trasformò in terrore. «Io non amo viaggiare», rispose abbassando lo sguardo. «Tutti amano viaggiare!» rispose sorridendo dolcemente Alessandro. «Sì, forse, non so. Io, però, ne ho paura. Ho paura di viaggiare, di andare via dal mio covo sicuro. Con uno sconosciuto poi, sarebbe impossibile per me!». «Hai ragione, ci conosciamo da cinque ore. Che vita sarebbe però senza il coraggio di osare mai? Facciamo così. Stanotte partiamo ma facciamo un compromesso: in qualsiasi momento, durante il viaggio, tu sentirai il bisogno di tornare a casa, prenderemo il primo mezzo possibile e torneremo a casa. Non so perché tu abbia paura, ma te lo si legge negli occhi. Concedimi la possibilità di mostrarti che a volte, la paura, ha soltanto bisogno di sessanta secondi di fottuto coraggio. A volte, un imprevisto che non pensavamo possibile, può darci quella spinta di cui non sapevamo neanche di aver bisogno». «Va bene “imprevisto”, però, in aereo, tienimi la mano».<br />
_________________________________________________________________________<br />
Non ci è dato sapere quale sarà il futuro di Alessandro e Francesca. Quel che sappiamo però è che, ogni giorno, da dieci anni circa, c’è un ragazzo dagli occhi nero pece che tiene per mano una ragazza dalle mani esili e i capelli biondo oro. E si baciano, ogni volta, come se fosse la prima volta, davanti al tramonto più bello di Bari.<br />
Perché il tramonto, proprio come l’amore, è sempre lì a ricordarci tutto ciò per cui vale la pena vivere.</p>
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		<title>Presentato il progetto &#8220;Donne contro il caporalato&#8221;</title>
		<link>https://liberidiscegliere.eu/presentato-il-progetto-donne-contro-il-caporalato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[I Monelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2020 16:13:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[caporalato]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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<p>Un contratto regolare, alloggio e trasporto con mezzi sicuri verso i luoghi di raccolta e trasformazione dei prodotti: dopo anni di sfruttamento e paura, per queste donne il lavoro diventa dignitoso.</p>
<p>L’iniziativa è nata grazie alla collaborazione tra Megamark, Nocap, Rete per la terra e la sua associata Aba Bio Mediterranea di Policoro che confezionerà prodotti a marchio Iamme: un altro passo verso la lotta al caporalato, una piaga che colpisce trasversalmente immigrati e italiani.</p>
<p>Dedichiamo questo progetto a Paola Clemente, la bracciante morta nel 2015 dopo una giornata di fatica nei campi.</p>
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